lunedì 23 aprile 2007

Discutibili iniziative aziendali…

La direzione esprinet,distinguendosi per stile e competenza,sta diffondendo sedicenti verbali d'incontro sindacale(autoprodotti ed auto redatti).

Era successo in occasione di un precedente incontro,si è ripetuto in occasione del 16 aprile.

Nonostante le forti critiche del sindacato, già espresse su simili ed incomprensibili atteggiamenti.

Nessun verbale è stato concordato col sindacato il 16 aprile,pertanto il documento che la direzione sta diffondendo è integralmente di "produzione propria".

Rsa ed OOSS si dissociano formalmente da simili iniziative e diffidano Esprinet dal diffondere documenti con sigle sindacali senza il preventivo consenso delle organizzazioni coinvolte.

Nicola Cappelletti


8 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono i soliti...roba da pazzi!!Si sono inventati un verbale d'incontro?E non è neppure la prima volta?Cosa credono di ottenere?Ci fanno solo incazzare di più!!

inc...to ha detto...

Come volevasi dimostrare esprinet considera il sindacato come uno zerbino da usare quando gli fa comodo o quando è obbligata.Fortunatamente ha trovato qualcuno,almeno nel sindacato,che non ci stà!Quando faremo la prossima assemblea??

Anonimo ha detto...

buona Festa dei Lavoratori a tutti Voi, tenete duro !


Nando

Anonimo ha detto...

Mi associo a Nando
Tenete duro anche se sarete stanchi.

Laura Sici.

Anonimo ha detto...

http://blog.channelonline.it/2006/10/il_vizietto_di_.html



http://www.toptrade.it/tt/community/forum/discussioni/discussione/index.asp?id=2284



http://www.filcamsmilano.it/rsarsu/link.2007-01-20.5219718886



http://www.dealervar.it/01NET/HP/0,1254,2_ART_76636,00.html



http://it.geocities.com/cen_doc_lotta/archilotte/filcams190207.htm

Anonimo ha detto...

L’interesse di Esprinet per Actebis risiedeva sopratutto nei 1.500 rivenditori che compravano da quest'ultima e che Esprinet non serviva; così è stato detto...mentre per altri 2.000 clienti esisteva la potenzialità di cross-selling e up-selling.
Esprinet riteneva che una buona fetta del fatturato di Actebis Italia (130 milioni dei 334 totali) presentasse, per mix di prodotto e clientela, notevoli potenzialità di raggiungere i livelli di redditività.

Quindi ad oggi, dopo 4 mesi già trascorsi dall'inizio del 2007.... quanto è già riuscita ad incassare Esprinet grazie a questa operazione senza aver ancora dato notizie certe e definitive a tutti i dipendenti ex-Actebis sulle loro sorti (verosimilmente circa 40-50 milioni di euro?)???....Però.... non male davvero!

Anonimo ha detto...

altri numeri per chi ancora nel settore si interessa alla questione e per chi pensa di vendere la sua società ad esprinet nel prossimo futuro: eravamo 135 piccoli impiegati....dopo soli 4 mesi siamo meno di 60 piccoli schiavetti....più della metà di noi accompagnata "gentilmente" alla porta.....

Anonimo ha detto...

Se non sbaglio l'azienda ha richiesto al sindacato un accordo sui controlli personali a Cambiago, giusto?

Leggete questo
Da http://www.di-elle.it

Una scommessa per il sindacato: contrattare le apparecchiature di controllo sui lavoratori

di Mario Fezzi

Il controllo dei lavoratori da parte delle imprese è diventato talmente intenso e pervasivo da giustificare un ripensamento generale della questione da parte del sindacato.

Gli strumenti oggi a disposizione delle aziende per controllare i dipendenti sono infatti numerosissimi e globali.

Ciò non sempre significa che il controllo venga concretamente esercitato; significa solo che il datore di lavoro ha a propria disposizione una pluralità di strumenti che gli consentono, ove lo voglia, di sapere tutto, ma proprio tutto, su ogni dipendente, sia sul piano dell’attività lavorativa che sul piano personale.

E come è noto, l’art.4 S.L. vieta anche la sola potenzialità del controllo: non si richiede infatti, per la violazione della norma, che il controllo sia effettuato in concreto; per integrare la illiceità e la responsabilità anche penale è sufficiente che le apparecchiature installate in azienda consentano la possibilità di operare il controllo.

Del resto ben può accadere che il controllo non sia mai effettuato, ma può anche accadere che venga svolto con continuità, oppure ancora solo quando l’impresa decida di voler avere determinati dati su uno specifico dipendente, o anche quando voglia raccogliere dati su tutti i dipendenti in una certa circostanza (ad esempio in prossimità di un licenziamento collettivo o di una collocazione massiccia in CIGS).

E’ insomma irrilevante che il controllo ci sia o meno: tutto ciò che conta ai fini della violazione della norma di legge è che il controllo sia possibile.

Esaminiamo allora quali sono gli strumenti a disposizione del datore di lavoro che ricadono nell’area vietata dall’art. 4 S.L. (e dall’art. 8 S.L.).

I COMPUTER: costituisce ormai un dato di comune esperienza il fatto che i computer, che quasi tutti utilizzano sul posto di lavoro, consentono una lettura (in tempo reale o in un momento successivo) di tutto quanto è stato digitato nell’arco dell’intera giornata lavorativa. Dall’analisi dei dati reperibili nel computer di ognuno è possibile risalire all’attività lavorativa svolta, al tempo di lavoro, all’unità di tempo per ogni operazione, e via dicendo. I computer dunque consentono un controllo molto penetrante sull’attività lavorativa svolta da ogni dipendente.
I TELEFONI: allo stesso modo è noto che ormai le centraline telefoniche digitali in uso in tutti gli uffici consentono di ricostruire il traffico telefonico individuale di ognuno nell’arco della giornata. E’ così possibile ricostruire i numeri chiamati, le chiamate ricevute, i tempi di conversazione, e il costo della telefonata. In tal modo è possibile controllare l’attività lavorativa di chi utilizzi il telefono a fini lavorativi e controllare anche le opzioni personali e di frequentazione di chi ne abbia anche la possibilità di uso personale.
LA POSTA ELETTRONICA: chi utilizza una casella di posta elettronica aziendale è soggetto ad un controllo (potenziale) dei soggetti con cui è venuto in contatto via mail e del contenuto delle mail spedite e ricevute. Chi può accedere al server (e quindi il datore di lavoro o suoi incaricati) può leggere tutto quanto viene trasmesso per posta elettronica. Ne deriva quindi un controllo (sempre potenziale) sia sull’attività lavorativa che sulle opinioni personali.
LA NAVIGAZIONE SU INTERNET: quanto appena detto circa le e mail è estensibile alla navigazione internet. Il controllo sul server aziendale permette di sapere quali siti il dipendente abbia visitato, per quanto tempo si sia trattenuto su ognuno, e quali siano le pagine più frequentate di ogni sito. Anche qui siamo in presenza di un controllo vietato sia sull’attività lavorativa che sulle opinioni personali.
LE TELECAMERE: sono tornati in auge, in questi ultimi anni, i controlli attraverso le telecamere a circuito chiuso, installate per fini di sicurezza aziendale (i c.d. controlli difensivi). In tal modo è così possibile in molti casi controllare non solo l’attività dei dipendenti, ma anche i loro spostamenti all’interno dell’azienda.
I CHIP RFID: numerosissime imprese hanno sostituito in questi ultimi anni i badge dei dipendenti, consegnando loro un nuovo tesserino di riconoscimento non più a banda magnetica, ma al cui interno è invece inserito un chip (RFID) di ridottissime dimensioni che consente di controllare tutti gli spostamenti del dipendente nell’ambito del perimetro aziendale e di sapere quindi per quanto tempo ogni lavoratore si sia recato a bere il caffè, a mangiare in mensa, a trovare dei colleghi, a lavorare alla propria postazione, a svolgere attività sindacale. In alcuni casi al posto del badge è stato inserito, a chi utilizzi una divisa o un indumento fornito dall’azienda, un chip di questo tipo in un bottone o in un risvolto della divisa. Il tutto avviene quasi sempre all’insaputa dei lavoratori.
I DATI BIOMETRICI: ancora scarsa applicazione hanno invece i lettori di dati biometrici (impronte digitali, pupilla oculare) per consentire o vietare l’accesso a determinati locali aziendali. E’ comunque solo questione di tempo e anch’essi avranno uno sviluppo considerevole.




Questi (e forse anche altri ancora non noti) gli strumenti che possono determinare un controllo sui lavoratori.

Come appare chiaro si tratta, almeno in potenza, di una quantità di dati spaventosa che possono essere usati in danno del lavoratore per indirizzarne la carriera, per deciderne le sorti, per discriminarlo, per danneggiarlo in molti modi.

Tutte queste apparecchiature non potrebbero però essere installate senza un preventivo accordo con i rappresentanti sindacali per regolamentarne l’uso (in mancanza di rappresentanze sindacali o in mancanza di accordo la legge prevede che l’azienda debba rivolgersi all’Ispettorato del lavoro che deve dettare le regole per l’utilizzo): dice infatti la norma dell’art.4 S.L. che tal genere di apparecchiature, anche quando abbiano un utilizzo di natura organizzativa o di sicurezza aziendale, ma possano prestarsi anche ad un utilizzo di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installate solo previo accordo sindacale. In mancanza dell’accordo (o delle regole dettate dall’Ispettorato del lavoro) le apparecchiature solo in aperta violazione di legge.

Come s’è detto, la maggior parte delle apparecchiature in discussione sono invece state introdotte nelle aziende in totale assenza di accordo sindacale, il che consentirebbe ancor oggi di contestarne l’utilizzo.

Il sindacato in questi anni ha purtroppo un po’ sottovalutato la questione dei controlli e non ha reagito in alcun modo alla installazione di apparrecchiature via via sempre più minacciose per i lavoratori.

Attesa però la pericolosità delle ultime innovazioni tecnologiche, che sommate con quanto già era installato da anni (computer e telefoni) consentono la ricostruzione di un profilo (lavorativo e personale) completo e globale di ogni lavoratore, ci si chiede se non sia il momento di tentare una regolazione contrattuale di tutta questa materia, affrontando, azienda per azienda, una conflittualità sindacale finalizzata alla fissazione di regole ben precise sull’utilizzo delle apparecchiature in questione. Tenendo anche conto del fatto che le singole aziende si trovano … indifese davanti a una battaglia del genere, visto che sono tutte, o quasi tutte, in aperta violazione di legge da svariati anni.